Respiro come... ultimo respiro, il morire.

Il Respiro ci ha condotto anche a pensare all’altro capo dell’esistenza: la morte. Abbiamo parlato di primo respiro, di nascita, ma ci siamo soffermati anche sull’ultimo respiro e di come queste due facce del respiro, il primo e l’ultimo, siano inestricabilmente legati l’uno all’altra.

Chiara ci ha invitati alla visione di questo video musicale, nel quale questo doppio aspetto del respiro è perfettamente raffigurato attraverso immagini molto forti ed evocative, oltre che accompagnato dal testo della canzone, alquanto provocatorio: “Queste sono le cronache della vita e della morte e di tutto quello che c’è in mezzo. Queste sono le storie delle nostre vite, per quanto romanzate possano apparire. Tu arrivi in questo mondo e te ne vai allo stesso modo.”

Attraverso un respiro, aggiungiamo noi.

The Chronicles Of Life And Death – Good Charlotte

Cronache della vita e della morte

Tu arrivi freddo

Sei coperto di sangue

Sono tutti così felici che tu sia arrivato

Il dottore taglia il tuo cordone ombelicale

Lui ti passa a tua madre

Lei ti rende libero in questa vita

E dove vai senza destinazione, senza mappe che ti guidino?

Non vorresti sapere che non importa? Che finiamo tutti allo stesso modo?

Queste sono le cronache della vita e della morte e di tutto quello che c’è in mezzo

Queste sono le storie delle nostre vite, per quanto romanzate possano apparire

Tu arrivi in questo mondo e te ne vai allo stesso modo

Oggi potrebbe il giorno migliore della tua vita

I soldi parlano in questo mondo,

Questo è quello che ti diranno gli idioti

Ma tu scoprirai che questo mondo

È solo una sfilata di idioti.

Prima di andartene, hai delle domande

E vuoi delle risposte

Ma adesso sei vecchio, freddo, coperto di sangue

Sei ritornato a dove tutto è iniziato

Queste sono le cronache della vita e della morte e di tutto quello che c’è in mezzo

Queste sono le storie delle nostre vite, per quanto romanzate possano apparire

Tu arrivi in questo mondo e te ne vai allo stesso modo

Oggi potrebbe il giorno peggiore della tua vita

Ma queste sono le cronache della vita e della morte e di tutto quello che c’è in mezzo

Queste sono le storie delle nostre vite, per quanto romanzate possano apparire

Tu arrivi in questo mondo e te ne vai allo stesso modo

Oggi potrebbe essere il giorno migliore

Oggi potrebbe essere il giorno peggiore

Oggi potrebbe essere l’ultimo giorno della tua vita.

È la tua vita, la tua vita.

Troppo malata per respirare in mari di sonno

da una strofa di “Militia” del gruppo musicale Crim3s, disegno di Chiara Falgari

Il Cuore si spacca, all’improvviso ci sono piccoli pezzi, taglienti come vetro, nella cassa toracica. Gli altri non se ne accorgono, ma tu sì. Difficile respirare con il vetro nei polmoni. E’ difficile vivere con il vetro nei polmoni.

Chiara

…e d’improvviso, venne il buio.

La speranza che tornasse

giorno, s’intravedeva dalla faccia appesa alla Luna.

Quella maschera spense il desiderio di vittoria.

Oramai la sconfitta era solo l’inizio.

L’oscuro stava divorando ogni risorsa.

Il tempo piangeva ad ogni rintocco.

Il bello che tutto questo, agli occhi di Noi

umani sembrava un processo Naturale.

La lotta era finita.

Finalmente.

L’osservatore dichiarò Pace.

L’amore morì.

La Terra rimase vuota. Noi con Lei.

Gianlorenzo

Misteri dello spazio, tra fantasia e realtà: i cosmonauti perduti

Con “cosmonauti perduti” ci si riferisce ad alcuni cosmonauti sovietici che morirono durante missioni spaziali tenute segrete e poi dichiarate come lanci di sonde senza personale a bordo. La loro esistenza non è mai stata confermata storicamente, quindi sono una sorta di leggenda urbana cara a chi è interessato alle teorie del complotto.

Esistono comunque delle vittime del programma spaziale sovietico e sono i cosmonauti della Sojuz 1 e della Sojuz 11, gli unici confermati dall’Unione Sovietica.

Si inizia a parlare di questi presunti cosmonauti nel 1959 e nel 1960 quando uno scienziato e uno scrittore vengono in contatto con personale sovietico che li informa di queste morti non dichiarate al pubblico.

Il velo di mistero attorno a questi fatti cade nel 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, quando gli archivi del programma spaziale vengono aperti al pubblico e agli storici dell’aeronautica. Vengono così scoperti tanti retroscena e fallimenti, ma dei cosmonauti perduti non vi è alcuna traccia.

Sono solo leggende, fantasie da guerra fredda?

Probabilmente sì o forse no. Chi crede alla loro esistenza porta a supporto le intercettazioni radio captate dai fratelli Judica Cordiglia. Questi due radioamatori torinesi intercettarono segnali di contatti tra i cosmonauti e la base a terra. Sono quattro trasmissioni che tra il 1960 e il 1962 registrano in un crescendo tragico (si  parte da un SOS a tutto il mondo e si finisce con due conversazioni in cui il personale a bordo grida la propria disperazione per la morte imminente) l’esistenza di missioni con personale umano a bordo quando non avrebbe dovuto esserci.

O forse no.

C’è chi li ritiene dei falsi e chi la registrazione di trasmissioni terrestri ritenute in buona fede provenienti dallo spazio. Punti di vista.

Una registrazione interessante per il tema del respiro è quella del 2 febbraio 1961. In essa i due fratelli captano un battito cardiaco e un respiro. Un respiro affannoso che dallo spazio raggiunge la Terra, il rantolo di un cosmonauta morente da tenere segreto.

L’ultimo respiro di chi è si è spinto troppo lontano dalla terra per avere ancora ossigeno.

Un rantolo inerme, vero o falso che sia, dell’umanità sacrificata all’avanzamento tecnologico.

Ci piace chiudere con una poesia di Emily Dickinson nella quale vita morte e respiro si intrecciano in una lotta, al termine della quale prevale la vita.

Tre volte al mio respiro dissi addio e per tre volte non mi volle lasciare,

ma cercò di agitare il debole ventaglio
che l’acqua si sforzava di fermare.

Per tre volte le onde mi sospinsero in alto,
mi ripresero, poi, come una palla,
fecero smorfie azzurre sulla mia
faccia, e lontano spinsero una vela

che strisciava, distante qualche lega,
ed amavo vederla, pensando, nella morte,
com’era bello osservare quel punto
dov’eran volti umani.

Si fece sonnolenta l’onda, non il respiro.
Si cullavano i venti come bimbi,
e poi il sole baciò la mia crisalide
ed io mi alzai per vivere.

Emily Dickinson

Il mare di Les Saintes Maries de la Mer, dipinto da Van Gogh nel 1888

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Respiro come nascita

Respiro, una parola che rappresenta l’inizio di una nuova vita.

Respiro come leggerezza

Il richiamo all’aria, all’ossigeno, ci rimanda a un senso di leggerezza.

Respiro come connessione

La capacità di connetterci ad una dimensione più grande di noi, come la natura.

Respiro come gioco

Giocare con le parole: acrostico della parola respiro.

Respiro come ultimo respiro, il morire

Il Respiro ci ha condotto anche all’altro capo dell’esistenza: la morte.

Respiro come cura

Il respiro apre le gabbie, possibilità di guarigione e riequilibrio.

Respiro come respiro d'amore

Respirare l’altro, respirare l’amore.

Breve o lungo il respiro è vita

Abbiate cura di credere alla bellezza della vostra vita.