Decalogo di una pandemia: parole per resistere e ricominciare

Speranza

Ed eccoci al secondo numero della redazione “Alla Pari”! Dopo la parola Respiro, attorno a cui ci siamo sbizzarriti in piccole creazioni ed esplorazioni, seguendo in maniera rizomatica i nostri pensieri e le nostre inter-connessioni approdiamo con tanto entusiasmo a questa parola generativa e colma di ricchezza: speranza.

Abbiamo voluto farci traghettare nel territorio della parola Speranza incedendo a piccoli passi, come degli esploratori, o meglio, come degli escursionisti alle prime armi. Cauti, incerti, forse un po’ intimoriti dalla maestosità di questa parola tanto importante. Allo stesso tempo ci siamo goduti un meraviglioso paesaggio, quello dei nostri incontri di redazione: ci si trova tutte le settimane, per chiacchierare insieme, divagare e poi tirare le fila, scambiarci idee, suggestioni. Poi il dialogo continua sulla chat: le idee seminate durante l’incontro continuano a stimolarci, a farci cercare nella rete, in libreria, tra gli scarabocchi. Ognuno porta qualcosa, ognuno si lascia stimolare da quanto detto dagli altri.

La speranza ci ha fatto innamorare del pane fatto da Speranza, conoscente di Delia di origini albanesi e lavoratrice in Italia. Come non potevamo rimanere affascinati da questo gioco di parole “Il pane di Speranza, la speranza del pane”, una piccola coincidenza che ci ha subito condotto al tema dell’immigrazione: il viaggio migratorio come viaggio della speranza, ieri e oggi – il pane impastato ogni settimana qui nel nostro paese riconnette Speranza alla famiglia che ha lasciato nella sua terra. Delia ha voluto immortalare i suoi gesti così decisi nell’impastare, accompagnandoli con le sue riflessioni.

La speranza ci ha fatto riflettere sul mistero. Sull’inatteso. Sull’imprevedibilità. Alberto ha ben reso il sapore di questi ingredienti in una poesia sulla speranza, con la semplicità e l’immediatezza delle sue parole in rima.

Alberto ha anche meditato sulla figura degli “ometti” di montagna, quelle piccole sculture di sassi, impilati uno sull’altro in un gioco di equilibri precari ma solidi. Questa immagine, che avevamo pubblicato anche nel numero sul Respiro fa da collegamento ai nostri due numeri della newsletter.

Mara si è ricordata di una poesia che le è rimasta nel cuore, “A Silvia” di Giacomo Leopardi. La speranza associata dal poeta alla giovinezza, un regalo di scenari e immaginazioni colmi di possibilità. Per Mara la Speranza ha poi un significato profondo legato alla Fede, per lei queste due parole sono quasi inscindibili.

Gianlorenzo ci ha fatto viaggiare ancora una volta. Ci ha condotti nella Cappella Sistina, con il naso all’insù a osservare con attenzione quelle due mani che tendono l’una verso l’altra senza riuscire a toccarsi. L’uomo e Dio, desiderosi l’uno del tocco dell’altro, questa per Gianlorenzo è la Speranza. La speranza è anche la scultura di due mani giunte in preghiera, da lui scolpite durante il proprio percorso di cura. Le mani di Dio e dell’uomo finalmente unite.

Chiara ci porta leggende e simbologie relative alla speranza che provengono dal Giappone, paese e cultura che da sempre la affascinano. Ma anche dall’Africa, dall’arte antica, così come dai fiori. I fiori di susino sono simbolo di speranza in Giappone, ma anche l’Iris e il mandorlo. Ci svela l’origine del colore verde associato alla speranza a partire dalla mitologia greca. Ci regala altri suoi disegni originali. Ci porta a esplorare mondi del soprannaturale e del mistero, introducendoci alle sue passioni.

Buona esplorazione a tutti i lettori, speriamo che il nostro entusiasmo e la nostra voglia di parlare vi arrivino e vi contagino, così come sta succedendo a noi.

Roberta

Gli "ometti" di montagna

Li incontri quando cammini

in montagna.

Sembrano tanti camini,

ma non bruciano legna.

Sono gli “ometti di montagna”

e ti stupiscono

tanto che il cuore si anima.

Perché sono simpatici,

veri sassi autentici,

impilati dal più grande

al più piccolo,

per mostrare al viandante la strada.

Se c’é un pianoro

in cui puoi perderti,

loro, gli ometti,

ti indicano, con il loro decoro,

la strada da seguire

per ritrovarti e proseguire.

Quando li incontri

(e non sono tanti),

senti che ti “ampliano “il cuore

perché qualcuno li ha messi lì, apposta,

per rincuorarti.

Che siano alti o bassi

poco importa;

sono sempre “sculture” di pietra.

“Sculture” fatte dall’uomo,

fatte con mezzi di fortuna,

che non crederesti capace di tanto, la Natura.

Tu sai che qualcuno

é passato di là,

e ha perso un po’ di tempo per te

che in montagna vai cercando il percorso da fé

Ma attento, viandante che vai!

Non azzardarti mai

a crearne di nuovi

perché su quelli cresceranno rovi

e per gli altri viandanti saranno “dannosi”.

Allora guarda e passa,

sorprenditi e lascia,

che su quegli “ometti”,

si incontrino streghe e maghi,

come le leggende

raccontano di questi “nani”.

Ci piace confrontarci sulle parole, su ciò che evocano, sulla differenza con cui risuonano dentro ciascuno di noi.

Poi ci piace mettere per iscritto questo confronto.

Gianlorenzo riesce a rendere poesia musicale e visiva ciò che ci siamo detti.
Circoli virtuosi della redazione "Alla Pari!".

Delia abile giocoliera di lettere e parole, mette letteralmente sul tavolo il potere trasformativo della Speranza.

La speranza

La speranza è un valore

che infonde calore.

 

La speranza è un seme

che germogliando nasce alla vita.

 

La speranza è un mistero:

è un colore per chi vede tutto nero.

 

La speranza è un cambio di prospettiva:

è il trasformarsi, senza la nostra iniziativa.

 

La speranza è un’attesa:

peggio che andare a fare la spesa!

 

La speranza è sperare che, in fondo al tunnel,

ci sia un Qualcosa ad aspettare.

di Alberto Rubis

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Atlantique,
il film

Il Pane di Speranza,
la speranza del pane